Addio a Eddie Jordan, il visionario che ha scoperto Michael Schumacher nel paddock della Formula 1
Il mondo della Formula 1 è in lutto per la scomparsa di Eddie Jordan, un nome che risuona con particolare significato nei cuori degli appassionati e degli addetti ai lavori. Questo iconico personaggio irlandese, noto per aver fondato la Jordan Grand Prix, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della massima categoria automobilistica. Eddie è deceduto a Cape Town, all’età di quasi 77 anni, a causa di un tumore alla vescica e alla prostata. La sua eredità vive nei ricordi di coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e lavorare con lui, tra cui i suoi quattro figli, che porteranno avanti il suo amore per il motorsport.
Eddie Jordan si era guadagnato una reputazione di rispetto e affetto nel paddock, un ambiente spesso caratterizzato da rivalità e competizione. Era una figura carismatica e affabile, noto per il suo stile diretto e il suo approccio appassionato verso il motorsport. Con oltre un decennio di presenza in pista, era una delle poche figure che potevano vantare una carriera così lunga e significativa, accanto a leggende come Sir Jackie Stewart, il quale, sebbene più anziano di nove anni, non ha più avuto l’opportunità di competere al livello di Eddie.
Il suo viaggio nel mondo del motorsport è iniziato come pilota nelle categorie giovanili, ma il suo vero talento si è manifestato nel ruolo di manager. Fondando la Jordan Grand Prix nel 1991, Eddie ha guidato la scuderia fino al 2005, completando un impressionante numero di 250 gran premi. La creazione di questa squadra è stata una delle sue realizzazioni più significative, e la sua carriera è stata segnata da momenti di grande successo, tra cui l’opportunità di dare a Michael Schumacher il suo debutto in Formula 1. Questo gesto, che ha cambiato per sempre il corso della storia del motorsport, ha fatto sì che Eddie fosse sempre ricordato con gratitudine dai fan e dai colleghi.
La Jordan Grand Prix ha raggiunto il suo apice nel 1999, quando si è piazzata al terzo posto nella classifica dei costruttori, grazie a prestazioni straordinarie di piloti di talento come:
Eddie Jordan è stato un vero e proprio coltivatore di talenti, capace di scoprire e valorizzare giovani promesse del motorsport, contribuendo così a formare la nuova generazione di piloti di Formula 1.
Tuttavia, nonostante il successo iniziale, la scuderia ha iniziato a affrontare difficoltà finanziarie all’inizio degli anni 2000. Una causa legale perduta contro Vodafone, relativa a un accordo di sponsorizzazione da 150 milioni di sterline, ha compromesso gravemente il futuro della Jordan Grand Prix. Nel 2005, la scuderia ha cambiato proprietà più volte, fino a diventare parte della galassia Aston Martin nel 2021, dopo aver attraversato varie controversie e cambi di nome, tra cui la transizione a Force India.
Oltre alla sua carriera nel motorsport, Eddie era un appassionato di nautica e ciclismo. Nel 2014, ha fatto notizia per essere diventato armatore dello yacht Blush, un Sunseeker di oltre 47 metri, il più grande mai costruito fino a quel momento. La sua passione per il mare e le barche a motore lo ha portato a esplorare nuove avventure al di fuori della pista.
Eddie Jordan era anche noto per i suoi investimenti immobiliari e per le sue partecipazioni in team sportivi, in particolare nel rugby. La sua vocazione per il sociale lo ha spinto a impegnarsi attivamente nella raccolta fondi per cause benefiche, e recentemente era riuscito a raccogliere ben 11 milioni di sterline a favore di associazioni attive nella ricerca sul cancro infantile. Questo impegno testimonia non solo il suo spirito generoso, ma anche la sua volontà di restituire alla comunità.
La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel paddock della Formula 1 e tra coloro che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino. Eddie Jordan non sarà ricordato solo come un manager di successo, ma anche come un uomo che ha saputo ispirare e coltivare talenti, contribuendo a scrivere pagine importanti della storia del motorsport. La sua eredità continuerà a vivere nei cuori di chi lo ha conosciuto e nei circuiti di tutto il mondo, dove il suo spirito avventuroso e appassionato rimarrà sempre presente.